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Domenica sera. L'aria è fresca di un temporale estivo appena passato, il cielo vario di nuvole. Gli invitati cominciano ad arrivare con largo anticipo e l'atmosfera si fa subito festosa: la curiosità e l'aspettativa si mescolano al piacere di incontrarsi. Prima delle nove, tutti i posti sono già occupati, ma altre persone continuano ad arrivare… Così decidiamo di fare due proiezioni: con i corti si può fare.
Luigi dà un rapido benvenuto, poi si abbassano le luci. Sul nero, si libra la voce limpida di un canto, il roco sussurro di un soldato… Anche per noi, vedere La giostra sul grande schermo, avvolti dal suono in Dolby Surround, è un'esperienza nuova. Intensa. È la prova del nove. E funziona: quando si spengono gli ultimi titoli di coda, scrosciano gli applausi.
Lo spazio d'incontro dopo la proiezione è informale, ma per questo più vero, più schietto. Con il regista ci sono gli attori e alcuni capisaldi della troupe. Qualche dettaglio sulla ricerca tecnologica, qualche spunto per l'interpretazione dei messaggi, qualche informazione in più sulle persone. Semplici spunti, ma indurranno tanti dei presenti a intrufolarsi anche alla seconda proiezione.
Alla fine della serata ci si ritrova tutti in cortile, nel fresco della notte, con un bicchiere in mano. Lì la conversazione prosegue, liberamente. Cesare, l'autore ultraottantenne della Donna in rosso, ci dice, con gli occhi che brillano: "A vederla così grande, mi sono venute altre idee. Domani mi metto al lavoro..." Non potevamo sperare di meglio, dal nostro film.
Luigi e Cristina