"If the doors of perception were cleansed, everything would appear as it is - infinite. For man has closed himself up, till he sees all things thro' narrow chinks of his cavern."



Nella superficie irregolare, anche l'azzurro diventa colore di terra. Attrae e avvince, la porta di Cesare: per le asperità, per le linee d'ombra azzurrata. Per una imprevista, imprecisa familiarità. A un passo dalla soglia riconosciamo i volti, affacciati a finestrelle aperte. I nostri. Non subito ci accorgiamo delle sbarre, dalla distanza incolmabile che le separa - ci separa - dalla terra, dal cielo. Questa porta che imprigiona, che immura, è Periferia. Ora comprendiamo.

Eppure, anche in una porta di periferia si può aprire uno spiraglio. "Se le porte della percezione fossero mondate, ciascuna cosa apparirebbe com'essa è - infinita. Poiché l'uomo s'è così rinchiuso, ch'ogni cosa ora vede da anguste fessure nella sua caverna."


Cesare SartoriCesare SartoriCesare SartoriCesare SartoriCesare SartoriCesare Sartori






Quando Cesare ci accoglie nel suo laboratorio, è come entrare in un libro che racconta una storia d'amore, o in un concerto, o in un campo di fiori. Forme essenziali, quasi spoglie, simbologie personali, espressione di una sorta di religiosità pagana, un'intensa vena poetica… È questo suo linguaggio – profondamente soggettivo, eppure risonante ai nostri sensi – il filo che unisce il ricco tessuto della sua ricerca: lo si ritrova nella purezza delle linee dei suoi Alberi, nella drammaticità delle Fraglie, nel mistero degli Scrigni squarciati, nei concavi di vetro screpolato dei suoi Vasi, nelle dimensioni archetipiche delle sue Porte.


In questa pagina del Mosaico
"Periferia", opera di Cesare Sartori (Nove, VI, 1930), artista e maestro ceramista. Testo di Maria Cristina Leardini, con una citazione da "The Marriage of Heaven and Hell" di William Blake (1757-1827). Foto di Bruno Tarraran. Un particolare ringraziamento a Vania Sartori. Pubblicato da Immaginario Sonoro l'11/04/09.


COMMENTI


Susanna | 05/09/09

[...] Così, al riparo dei raggi del sole di questa mattina di un agosto da Tropici, nel suo laboratorio semisotteraneo, fronteggiato da un grande cespuglio di fiori di ibiscus rossi – come sono belli! – ammiro le sue steli, che nella loro verticalità illustrano un percorso e raccontano una storia, i suoi dipinti, fatti di linee che sembrano in movimento perpetuo, questo suo laboratorio-magazzino-studio-fornace, che quando entri ti assale di bellezza.

[...] Poi succede che mi siedo e parlo con lui. Sono stanca, ho voglia di favole. E lui me le racconta. [...] Ha una voce roca, Cesare, piena di inflessioni dialettali, che ti circonda, bonaria, da spettatore della vita che ha vissuto, ha visto passare, ma ora siede in poltrona e la osserva, questa vita, fatta di persone buone o ipocrite, di verità e bugia. […] E continuo ad ascoltare questa favola, che parla di viaggi in Cina, di cartoline comprate e portate a casa per poi essere rielaborate con i pennelli. […] La storia è piena di pause, non di quelle d'enfasi, ed uno comincia ad intuire di che cosa può essere fatta una sua opera. L'Arte ama la schiettezza, non può uscirti dalle mani se cerchi ipocritamente di nascondere qualcosa. L'Arte è cieca, vede solo con gli occhi dell'anima.

Loris | 20/04/09

In periferia sostiamo.
sempre poco autentici,
con il prezzo sulla schiena.
Che vertigine quest'alba che ai nostri occhi
somiglia.
ammiccano motivi dall'al di là.
Noi
in ascolto del vivere
sostiamo.
Sul Dove ci siamo
persi.
Più in là, in periferia.

Amedeo | 12/04/09

Racconti, storie da decifrare, da scoprire, da cercare, forse da scrivere. Ogni persona può trovare al di là della porta la sua storia, anche immaginarla dal tempo attuale o nella Storia di un tempo passato.